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lunedì 28 novembre 2011

Gamechanger: Thrilla in the Jungle



A tutti è capitato di rimanere folgorato da qualche personalità al punto da sfiorare, e in tanti casi raggiungere, l'idolatria. Cantanti, attori, scrittori, sportivi. Forse più raramente è capitato di instaurare questo tipo di rapporto unilaterale con una figura del passato.

Negli ultimi tempi mi è però capitato di imbattermi, forse per la prima volta in maniera abbastanza approfondita, nella figura di Cassius Clay, alias Muhammad Ali.
Lo spunto come sempre è partito dalla voce incantatrice dell'Avvocato, nostra non troppo segreta fonte d'ispirazione in ogni ambito, grazie ad una bellissima trasmissione su Rete3 intitolata "Quando eravamo re", omonima quindi del famoso documentario del 1996 sulla storia di quello che è da molti ritenuto il più grande incontro mai combattuto da Ali, il Rumble in the Jungle. Da lì al famoso film di Michael Mann, che ha regalato a Will Smith una nomination agli Oscar, il passo è stato molto breve.




Una folgorazione diventata rapidamente una fissazione, di quelle che però possono capitare con chiunque, non è necessario che si parli del "più grande sportivo del ventesimo secolo". E allora che c'è di diverso? Qual è la distanza tra una qualunque dello sport ed il pugile di Louisville? È molto semplice: Muhammad Ali è stato il primo, Muhammad Ali ha cambiato le regole del gioco. E non parliamo solo del gioco tecnico, di cui egli fu comunque un ispirato innovatore, dal momento che dal suo arrivo la sua boxe divenne un immediato modello di riferimento. Ma parliamo soprattutto dell'aspetto comunicativo.
Ali è stato con tutta probabilità la prima vera superstar sportiva a manifestarsi tale all'interno come (e forse persino di più) all'esterno del quadrato di sua competenza, grazie ad una comunicativa rimasta unica. La strafottenza che è poi diventata il minimo comune denominatore per il modello di sportivo vincente, il massiccio utilizzo del trash talking (arma poi divenuta oggetto comune dello sportivo come lo è sempre statao del politicante)...parte tutto da lì.

E se Ali, vuoi per l'attenzione mediatica suscitata, vuoi per la consapevolezza del proprio ruolo di "perno mediatico", sembrava rendersi conto dell'importanza che questa sua indole e questi atteggiamenti gli portavano, la domanda va per forza oltre: nel momento in cui la storia veniva scritta, era lui cosciente di come il suo modo di porsi, e più nel dettaglio le sue prese di posizione più storiche ("I got nothing against Vietcong, they never called me nigger"), avrebbero riscritto gli equilibri del futuro?
Mi piace pensare che nel rilasciare le tante interviste sopra le righe che lo hanno reso celebre, seppur attraverso il filtro della sua arroganza un po' vanesia, Muhammad Ali nato Cassius Clay si sentisse padrone di se stesso e del proprio futuro al punto da poter esercitare una grande influenza anche su quello che lo circondava.

Forse è proprio questo a rendere un simile atleta così "ispirato", e per questo unico nella storia dello sport: la capacità forse inconscia di abitare il proprio tempo leggendolo perfettamente, incarnandolo al massimo delle possibilità e proiettandosi oltre, verso il futuro, tracciando con le proprie mani (per lo più avvolte da dei guantoni) il sentiero da seguire.


venerdì 25 novembre 2011

La strada che non posso vedere



Faccio più o meno 200 km a settimana in macchina per andare agli allenamenti, la strada non è delle migliori e quando piove è anche peggio.
Mi son fatto beffa di tutti i gunsnrosari e ho messo su una vecchia canzone dei Diaframma, il cui titolo è "Pioggia", che coi tergicristalli di sottofondo viene anche meglio.
La voce era ancora quella di Nicola Vannini, la penna (e la chitarra) sempre quella di Federico Fiumani.



I Diaframma iniziano come coverband dei Joy Division, ma pubblicano il loro primo CD solamente qualche anno la dipartita di Ian Curtis.

In "Siberia" l'influenza della band di Manchester è impressionante, ma non opprimente, e la band di Firenze riesce ad acquistare una propria identità e a conquistare una discreta quantità di pubblico. Rispetto ai "cugini" Litfiba resteranno una band di nicchia.
Siberia è una metafora di solitudine interiore, l'inno ad una terra apparentemente vuota, ma che rappresenta uno dei più importanti serbatoio dell'umanità.
La formazione e il sound della band varieranno molto nel corso di quasi 30 anni, ruotando sempre più attorno a Fiumani.
Federico, cuore pulsante della Band, è a mio parere uno degli artisti più irripetibili di tutto il panorama italico.
Non ho ancora avuto la fortuna di vederlo live, ma ho raccolto una quantità immensa di aneddoti, che è come se lo avessi fatto.

Una volta lessi di un fan rimasto scontento dell'esclusione di una canzone dalla scaletta. Fiumani gliela cantò e suonò nel camerino a quattr'occhi. L'ho già detto irripetibile?

Cantautore Punk, una definizione che appare contraddittoria, ma che calza perfettamente all'uomo, che -quasi- sempre è riuscito ad unire contenuti ed energia. Del resto i suoi ascolti giovanili comprendono anche i grandi cantautori degli anni 70.
"Brindando con i demoni" è la sua autobiografia. Scritta per elogiare il sesso anale, ottenendo ulteriore sesso anale come risposta, stando alle sue parole durante un'intervista.
Fiumani o lo ami o lo odi, sia che si tratti della sua musica, sia che si parli del suo modo un pò antipatico di parlare, di arricciare il naso quando fa una battutina tagliente.

Eppure non puoi restare immune ai suoi modi di fare, al suo continuo lottare contro il proprio sentirsi inadeguato al mondo e al panorama musicale.

Beato me che ho conosciuto i Diaframma.


E beato chi è riuscito a pigliare i biglietti per i Radiohead al posto mio.